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s) Statua della Madonna Assunta
Dietro la porta di fronte la sagrestia si conserva la venerata effige della Madonna Assunta, che viene solennemente portata in processione in occasione della festa liturgica dell’Assunzione (15 agosto) e nel ricordo del patrocinio, che viene celebrato la terza domenica di novembre.
Trattasi di una statua lignea del XVII secolo riccamente rivestita di abiti in seta ricamata in oro e cotoni colorati. Anche questa immagine, come tutti i Santi patroni della Costiera Amalfitana, viene esposta alla pubblica venerazione solo nei giorni dei festeggiamenti.
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Scheda dettagliata 3/6
Il complesso monumentale di Santa Maria de Olearia, è certamente da considerare tra i più importanti insediamenti monastici benedettini dell’intero territorio amalfitano. (Figura 1 e figura 2) Collocato lungo la statale amalfitana che collega il promontorio di Capo d’Orso con Maiori, il monumento, preziosa testimonianza di arte e architettura del primo medioevo, è stato reso noto, per la prima volta, nel 1871 dal Salazaro, che, nel volume Studi sui monumenti dell’Italia meridionale dal IV al XIII secolo, pubblicò alcuni disegni, di sua mano, riproducenti alcuni degli affreschi che ancora oggi vediamo.
Notizie della sua fondazione risalgono al primo arcivescovo di Amalfi, Leone – rivestì la carica dal 987 fino alla morte, avvenuta nel 1029 – che concesse a Pietro, un eremita che viveva in compagnia del nipote Giovanni, nel luogo in cui avveniva la lavorazione dell’olio, di edificare la chiesa di Santa Maria dell’Olearia, così come è riportato nel Liber pontificalis ecclesiae amalfitanae,
Pietro era probabilmente un monaco eremita venuto in cerca di tranquillità e solitudine da qualche centro costiero della Sicilia o della Calabria, anche per sfuggire alle continue scorrerie dei saraceni, che nel corso del X secolo avevano invaso quelle regioni e causato un massiccio esodo di monaci greci.
Cresciuto in seguito il numero degli anacoreti, richiamati dalla fama di santità di Giovanni, si rese necessaria la costruzione di un vero e proprio fabbricato.
Ma l’evoluzione in senso monastico del sito avvenne dopo il 1087, allorquando l’eremo venne concesso dal Duca Ruggero Borsa a Pietro Pappacarbone, abate del monastero benedettino della SS.ma Trinità di Cava dei Tirreni.
“L’inglobamento” del piccolo monastero nell’area benedettina costituiva un’operazione molto frequente all’epoca e rientrava nel programma di latinizzazione dei centri cosiddetti basiliani.
Il primo abate fu Taurus, così come ricordato in una lapide commemorativa priva di data, mentre l’ultimo fu, nel secolo XVI, Giacomo Silverio Piccolomini.
L’abbazia nel 1580 venne poi incorporata nel Capitolo della Cattedrale di Amalfi da papa Gregorio XIII.
La lunga storia di disinteresse e negligenza risale ai secoli lontani dell’amministrazione della Badia da parte degli abati commendatari prima e del Capitolo amalfitano poi; l’Ughelli (1721) ne riporta lo stato di abbandono già agli inizi del Settecento, condizione che si protrasse anche dopo il 1866, data di ingresso del vecchio convento nel Demanio dello Stato.
Dell’antico complesso monastico rimangono oggi le tre chiesette sovrapposte, mentre il restante edificio è stato completamente trasformato per essere adibito a civile abitazione.
Ricavato all’ombra di un grande antro roccioso naturale, a lato della provinciale che collega Salerno con Amalfi, prima della realizzazione della strada, doveva presentare le conformazioni di un insediamento rupestre .
La caratteristica costruttiva delle architetture è data dai materiali che, ad eccezione dei marmi come colonne, capitelli, lastre, realizza una muratura in semplice pietrisco di roccia e malta ricoperta da intonaco.
Per quanto suggestivi siano i connotati architettonici ed ambientali del sito, i dipinti che lo decorano però costituiscono il dato di maggiore interesse.
Essi rappresentano uno tra i più importanti gruppi di dipinti murali in Campania che ci siano pervenuti dal primo medioevo, tanto che alcuni di essi sono probabilmente i più antichi rimasti dell’epoca del ducato medievale amalfitano.
Si tratta di tre diversi cicli pittorici, tutti medievali, ma eseguiti in tempi diversi, dislocati in altrettanti ambienti sovrapposti di destinazione cultuale.
Lina Sabino, continua …
e) Altare di Cristo Crocifisso
Su un altare con colonne in finto marmo rosa, vi è una grande nicchia protetta da un vetro, nella quale è conservato un crocifisso in cartapesta policroma su croce in legno del XIX secolo, con un fondale dipinto da Luigi Capone nel 1864.
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