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Fiordo di Furore (Borgo Marinaro) – Furore

Il Fiordo di Furore è da molti definito un angolo di Norvegia tagliato nella roccia del Mediterraneo.

Questa piccola insenatura, che ospita un piccolo borgo marinaro recentemente restaurato con il recupero le antiche strutture in aree museali, rappresenta un quadro pittoresco di rara bellezza, incorniciato da pareti a falesia verdeggianti di boschi e intervallato da aree terrazzate. Nel limite marino è presente una spiaggetta ciottolosa, incorniciata dalle scoscese pareti del vallone e sormontata dal ponte della strada statale che taglia la stretta gola. Dalla parte alta del borgo, detto anche il “paese dipinto”, per i murales allestiti un po’ dovunque, e il “paese che non c’è”; a sottolinaere la sua struttura in frazioni.

E’ possibile giungere in questo angolo incontaminato attraverso una scalinatella che diviene un tutt’uno con le rocce e i terrazzamenti.

L’area presenta un grande interesse naturalistico e nel Vallone di Furore si rilevano diverse formazioni vegetazionali, quali boschi e macchie termofile, lembi forestali ripariali, boschi misti di latifoglie (nella parte più alta del vallone), formazioni di macchia ad Erica arborea, ampelodesmeti, garighe e interessanti comunità rupicole (soprattutto nella parte più vicina a mare).

A Furore sono presenti diversi sentieri, resi ancora più affascinanti dai loro nomi fantasiosi, tra cui il sentiero dell’Amore, quello di Abu Tabela, dei Nidi di corvo e dei Pipistrelli impazziti. Esistono due sentieri che partono dalla base del fiordo, uno per ogni suo lato, ed inoltre è presente anche un sentiero molto bello che parte dalla località il Pino che però si consiglia di non fare durante l’inverno in quanto occorre attraversare il torrente Schiatro (che d’inverno può essere in piena).

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Bar del Corso

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Geljada

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L’ Ancora

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Scavi archelogici di Pompei

Gli scavi archeologici di Pompei hanno restituito i resti dell’antica città di Pompei antica, presso la collina di Civita, alle porte della moderna Pompei, seppellita sotto una coltre di ceneri e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 79, insieme ad Ercolano, Stabiae ed Oplonti.

I ritrovamenti a seguito degli scavi, iniziati per volere di Carlo III di Borbone, sono una delle migliori testimonianze della vita romana, nonché la città meglio conservata di quell’epoca; la maggior parte dei reperti recuperati (oltre a semplici suppellettili di uso quotidiano anche affreschi, mosaici e statue), è oggi conservata al museo archeologico nazionale di Napoli ed in piccola quantità nell’Antiquarium di Pompei, attualmente chiuso: proprio la notevole quantità di reperti è stata utile per far comprendere gli usi, i costumi, le abitudini alimentari e l’arte della vita di oltre due millenni fa.

Il sito di Pompei, che nel primo decennio del nuovo millennio è stato visitato costantemente da oltre due milioni di persone all’anno, è risultato essere nel 2013 il secondo sito italiano per numero di visitatori. Nel 1997, per preservarne l’integrità e sottolinearne l’importanza, le rovine,sono entrate a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

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b) Altare maggiore e Statua di S. Maria a Mare

La tradizione vuole che nei primi anni del 1200 una nave, che proveniva dall’Oriente, nell’attraversare il nostro golfo, fu sorpresa da una furiosa tempesta.

I marinai, per evitare il naufragio, pensarono di alleggerire il carico, gettando in mare parte della merce e alcune balle di cotone.  

Dopo qualche giorno, alcuni pescatori maioresi rinvenirono nelle reti una balla contenente una bellissima Statua in legno della Madonna col Bambino, perfettamente intatta.

La notizia si sparse nel paese,tutti accorsero alla spiaggia, e tra inni e canti, accompagnarono l’immagine sacra nella chiesa di San Michele Arcangelo. In seguito i maioresi dedicarono la rocca e la chiesa a Santa Maria a Mare.

Nel 1494, durante alcuni lavori di restauro, la sera del 4 agosto, la statua, che era posta su un altare laterale, fu rinvenuta sull’altare maggiore, circondata da un alone luminoso. In quella circostanza avvennero diverse guarigioni.

Nel 1544, il 26 di giugno, la costa di Amalfi, minacciata dalla flotta saracena,  fu liberata da una imperiosa tempesta.

L’evento fu interpretato come miracolo operato da Santa Maria a Mare, alla quale i maioresi si erano rivolti con fiduciosa preghiera.

Il 13 agosto 1769, l’antica statua fu insignita e incoronata con corone di oro dal Capitolo Vaticano.

Il 21 aprile 2004 la statua fu insignita, a Roma, di una rosa d’oro dal papa Giovanni Paolo II.

Due sono le feste che si celebrano in onore della Patrona Santa Maria a Mare: la prima al 15 di agosto, Solennità dell’Assunzione , preceduta dalla novena, che inizia il 5 di agosto, giorno dell’alzata del Panno; e la seconda nella terza domenica di novembre, quando si fa  memoria del Patrocinio di Santa Maria a Mare.

L’altare conciliare e l’ambone sono stati costruiti in ricordo del giubileo parrocchiale 2005. Il pannello frontale dell’altare, custodito per anni in sacrestia, faceva parte dell’altare della Cripta, tolto per essere sostituito dal vetro, dopo la deposizione del corpo di San Clemente Martire.

 

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#S3 – Al castello

Castello di San Nicola de Thoro plano

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Terrazzamenti

Maiori presenta una buona percentuale di aree terrazzate soprattutto in vicinanza del centro abitato. Ad Ovest e ad Est del nucleo urbano, infatti, numerosi terrazzamenti accolgono coltivazioni di limoni, che antecedentemente all’alluvione del 1954, si estendevano fino al mare.

I terrazzi sono ben tenuti e hanno una buona esposizione al sole  la cui attività di soleggiamento è molto estesa nel tempo.

Ad Est, le aree terrazzate soprattutto nella zona più alta accolgono anche vitigni e numerose sono le case coloniche che testimoniano l’attività intensiva agricola di un tempo. Soprattutto in località Cicerali è interessante notare come l’estensione dei terrazzamenti sia bloccata in alto dal tracciato della pedonale che conduceva alla montagna. Al di sotto della strada, infatti ci sono terrazzamenti, al di sopra bosco. A giro poggio è coltivata tutta l’area in loc. Montecorvo, che è stata interessata da una grande attività di restauro delle aree terrazzate anche se non si è ancora proceduto alla piantumazione di coltivazioni. Si possono notare anche alcune aree a coltivazione d’orto. Questa zona è attraversata dall’antica strada che conduceva in località Catacombe (la zona di S. Maria dell’Olearia) e poi a Capo d’orso. Qui è possibile vedere tutte le strutture che servivano per l’attività agricola: case coloniche, peschiere e macere.

Le aree terrazzate ad Ovest si possono attraversare percorrendo la strada che sale dalla zona della Collegiata di S. Maria a mare e che si congiunge con Via Torre a Minori. La pedonale molto panoramica apre visuali interessanti su entrambi gli abitati costieri, La zona ad E, invece, può essere visitata percorrendo Via Casale dei Cicerali, che più in alto diventa un sentiero che si inoltra nella montagna o Via Montecorvo che percorre la stessa zona ma ad una quota più bassa.

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Chiesa delle Clarisse

Il convento sorse nel 1520, per volontà testamentaria del medico Luca Staibano, e venne dedicato a Santa Chiara; si estinse nel secolo scorso a seguito delle leggi napoleoniche.

E’ attualmente occupato dalla Suore Domenicane di Pompei.

La chiesa è dedicata al culto di Santa Maria di Costantinopoli e possiede pregievoli dipinti.

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Hotel Residence San Pietro

Hotel a 4 stelle