Autore: VisitMaiori
Paestum
Paestum, nome latinizzato del termine Paistom con il quale venne definita dopo la sua conquista da parte dei Lucani, è un’antica città della Magna Grecia chiamata dai fondatori Poseidonia in onore di Poseidone, ma devotissima a Era e Atena. Si ritrova in età più recente come Pesto, nome mantenuto fino al 1926, quando venne ribattezzata nella versione attuale. L’estensione del suo abitato è ancora oggi ben riconoscibile, racchiuso dalle sue mura greche, così come modificate in epoca lucana e poi romana.
La riscoperta di Paestum, di cui era rimasto solo un vago ricordo, si deve alla costruzione della strada (attuale SS118), voluta da Carlo di Borbone nel 1762, che tuttora passa per il sito archeologico e che divide in due l’anfiteatro. Divenne ben presto celebre: una spedizione nella piana acquitrinosa del Sele era infatti una tappa obbligata del Grand Tour.
Il museo raccoglie un’importante collezione di reperti rinvenuti nelle aree che circoscrivono Paestum, in primo luogo i corredi funebri provenienti dalle necropoli greche e lucane. Innumerevoli sono i vasi, le armi e le lastre tombali affrescate.
Le più celebri provengono dalla cosiddetta Tomba del Tuffatore (480-470 a.C.), esempio unico di pittura greca di età classica e della Magna Grecia, con una raffigurazione simbolica interpretata come la transizione dalla vita al regno dei morti.
Notevole, per importanza, risulta anche la serie di tombe affrescate, risalenti al periodo lucano della città. Nel museo sono inoltre esposti i cicli metopali provenienti dall’Heraion del Sele.
Fermata SITA 15
1) Le origini di Maiori
In una delle più ampie vallate della costa d’Amalfi sorge la città di Maiori. Essa, di assai remota e splendida origine, fu parte molto rilevante dell’antica e gloriosa Repubblica Amalfitana. “…in Maiori erano i cantieri, gli arsenali, la stazione delle flotte; quivi le rappresentanze marittime, piazza d’arme, …, i più imponenti fortilizi “. ( F.Cerasuoli).
Al di là del fascino del mito e della poesia, i primi insediamenti in realtà seguirono le alterne vicende delle popolazioni indigene colonizzate dagli Etruschi e poi definitivamente dai Romani.
Lo storico locale F. Cerasuoli ipotizza che Maiori potrebbe essere stata l’antica città estrusca di Cossa, traducibile in Boxa o Possa, e latinizzata successivamente in Posula, primo centro della città poi divenuto un suo villaggio, l’attuale contrada di San Pietro in Posula dove tra l’altro era un tempio dedicato al dio etrusco Vertumno distrutto dagli abitanti della città nel IV d.C. con l’avvento del Cristianesimo.
E’ notevole il fatto, a sostegno di tale ipotesi, che la piazza davanti alla chiesetta di San Pietro, fino a pochi decenni or sono, portava infatti il nome di Piazza Vertunno (volgarizzazione di Vertumnus). Inoltre ancora il Cerasuoli cita la scoperta casuale a Maiori, intorno al 1835, di un sepolcro in cui erano conservati grandi vasi di foggia etrusca che andarono distrutti per incuria durante le operazioni di scavo.
Altre ipotesi , dello stesso Cerasuoli o di altri storici come Fresa, vogliono Maiori quale il rifugio dei supèrstiti dell’antica e prestigiosa città etrusca di Marcinna (molto probabilmente l’attuale Vietri sul Mare), distrutta da un cataclisma alluvionale o da un saccheggio, e che la tradizione tramandata per generazioni della loro indiscutibile perizia nautica sia divenuto, dieci secoli dopo, uno dei presupposti fondamentali per la fondazione della prima Repubblica Marinara d’Italia.
Maiori è quindi ritenuta, per consolidata tradizione storiografica, di antichissime origini risalenti agli Etruschi proprio per la desinenza “inna” di chiara derivazione Osca dell’antico nome Reghinna.
Cafè De La Mer
Le zeppole
Ingredienti: 500 gr. di farina, 500 gr. di patate, 3 uova, 50 gr. di lievito di birra, 100 gr. di burro,un pizzico di sale, latte e raschiatura di un limone.
Lessare le patate e schiacciarle. Sciogliere il lievito con un po’ di latte e il burro fuso e mischiare con tutti gli altri ingredienti. Formare dei bastoncini a forma di “l” e lasciarli lievitare per un paio di ore. Quindi friggerli in olio bollente e passarli in zucchero e cannella.
È possibile degustarle presso le pasticcerie e i ristoranti della Costiera nel periodo natalizio.
Capricorno Club
Chiesa di S. Pietro Apostolo
Nell’omonimo borgo, troviamo la chiesa di S. Pietro Apostolo, sorta nel IV secolo sulle rovine di un tempio dedicato a Vertumno e dove ascoltò messa la regina Giovanna II d’Angiò nel 1416.
Lo storico Staibano riferisce che essa sorse, nel 989, come Abbadia donata prima al monastero di S. Lorenzo di Amalfi e passata poi, nel 1158, all’Abbadia della SS. Trinità di Cava.
_&1Credits
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I sentieri e gli itinerari nella sezione Suggested Trail sono a cura di
Cartotrekking di Inserra Michele, Berfiore Oscar, Martta Marco
Fonti, contributi testuali e multimediali.
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Filippo Cerasuoli |
Scrutazioni storiche, archeologiche, topografiche della città di Maiori |
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Giuseppe Primicerio |
La città di Maiori dalle origini ai tempi odierni |
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Massimo Bignardi |
Arte a Salerno nelle raccolte pubbliche |
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Carmine Conforti |
La Costiera Amalfitana tra consumo e tutela |
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C.Cuomo |
La chiesa di S.Francesco dei Frati Minori |
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Andrea Macchiarola |
Catalogo dei Museo d’Arte Sacra Don Clemente Confalone |
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Lina Sabino |
Scheda su Santa Maria de Olearia pubblicata sul sito del Comune di Maiori |
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Gaetano Vitagliano |
Caratteri e vicende di un singolare monumento: la Collegiata di S. Maria a Mare |
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Centro Universitario Europeo per i Beni Culturali |
Sito web www.unescoamalficoast.it |
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Comune di Maiori |
Sito istituzionale – Sezione beni culturali – www.comune.maiori.sa.it |
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I discede |
Tamurriata dell’Avvocata ( canale Youtube ) |
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M. Luca Salvadori |
J.S. Bach |
La chiesa che svetta alla sommità del monte Falerzio, alle cui pendici si snoda l’abitato di Maiori, è dedicata alla Beata Vergine Avvocata e fa parte di un complesso la cui parte più antica è costituita dalla grotta.
Nel 1485, infatti, ad un pastore apparve in questa grotta la Vergine che gli chiese di edificare un luogo di preghiera proprio lì dove gli era apparsa, presentandosi col titolo di Avvocata. Il Cinnamo (così si chiamava il pastore) edificò nella grotta una cappella, ingrandita in seguito dai Padri Camaldolesi che nel 1682 presero in custodia il convento che era lì sorto.
Il Cinnamo, oltre alla grotta, rese luogo di culto varie costruzioni che egli stesso aveva erette: una chiesa che lo storico Camera così descrive: “…ad un’unica navata ed un solo altare…La porta maggiore della Chiesa era rivolta a settentrione con davanti un ampio cortile lastricato in pietra”.
Questa chiesa, nel momento in cui fu soppresso il convento, andò in disuso ed, in seguito ad un incendio nel 1838, fu distrutta.
La parte più importante del complesso è la grotta, dove è possibile vedere la parte esterna della cappella con la scena dell’Annunciazione, mentre sull’altare è ritratta l’apparizione della Vergine al pastore; sulla volta, invece, sono rappresentati i dodici apostoli circondati da angeli. Da questa cappella si aprono due scale che conducono, una a due pozzi per la raccolta dell’acqua, e l’altra ad una cavità più vasta, orse originaria sede del culto.
Con la soppressione del convento anche la grotta non fu più frequentata e solo nel 1892 si ebbe la concessione di tutte le strutture per il pubblico culto, riedificando quindi la chiesa.
Poco lontano dalla cappella vi è un’altra cavità con strutture architettoniche, chiamata Grotta Salese dal nome del brigante che qui si nascondeva. Si possono vedere sulla parete di fondo della grotta una serie di tre piccoli archi, di cui quello centrale, più ampio, chiuso con funzione di fontana per l’acqua che fuoriusciva dalla sorgente. Le strutture sono ottocentesche.
