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Chiesa Santa Maria delle Grazie

La chiesa, risalente al VI secolo, in origine aveva tre navate, ma le numerose distruzioni, dovute ad alluvioni, hanno modificato il suo aspetto; la facciata ed il campanile risalgono, infatti, al XVIII secolo, mentre interessanti all’interno sono tele del ‘400 con la Visitazione, la Crocifissione, della scuola di Andrea Sabatino, ed un fonte battesimale in marmo risalente al XIII secolo.

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Scheda dettagliata 1/6

In una delle gole formate dal monte Falerzio, lungo la strada statale che da Vietri sul Mare conduce a Maiori, sorge un insediamento rupestre, importantissimo per il ciclo pittorico che conserva, tra le poche testimonianze di pittura medievale. La fondazione di questo insediamento risale, secondo l’Ughelli, al periodo in cui era vescovo di Amalfi Leone, quindi tra il 994 e il 1029; infatti fu un eremita, un certo Pietro con il nipote Giovanni, al tempo di questo vescovo, a chiedere di potersi ritirare in questa grotta, in precedenza adibita alla produzione dell’olio (da qui l’epiclesi “Olearia”) per poter intraprendere l’esperienza dell’eremitaggio. 

La stratificazione degli edifici di culto, che si è venuta a creare nel corso dei secoli, è strettamente legata alle fasi attraverso cui si è proceduto alla copertura pittorica delle pareti. Il nucleo più antico è quello più in basso (a quota + 10 m dalla strada), detto “catacombe”, e diviso in tre ambienti; di questi il vano più interno è un ossario preceduto da un altro che presenta tre piccole absidi ad E, di cui due interamente affrescate (in una un angelo con una figura che forse è Cristo, nell’altra un santo benedicente, un monaco e S. Giovanni Battista). Il vano antistante questa cappella (la presenza delle tre absidi la configura come tale) presenta sulla parete E un affresco che rappresenta “l’offerente con il modellino della chiesa, un santo, la Vergine ed un santo guerriero (forse S.Giorgio)”. I dipinti si datano, grazie all’analisi stilistica, alla fine del X secolo, anche se quelli del vano antistante la cappella sono leggermente più tardi ed ascrivibili al periodo in cui l’eremita Giovanni, ottenuto il luogo dallo zio Pietro, ingrandì le strutture anche a seguito di un miracolo che lo aveva interessato; l’Ughelli racconta, infatti, che questo giovane, mentre si recava ad Amalfi per vendere ceste di vimini, fu inseguito dal diavolo e per miracolo gli crebbe una lunga barba che lo sottrasse al desiderio del demonio.

Il complesso sicuramente fu ingrandito quando il figlio di Roberto il Guiscardo lo concesse nel 1087 all’abbazia della SS. Trinità di Cava de’Tirreni; a questo periodo dovrebbe risalire la piccola chiesa costruita ad una quota di 4 m più in alto della catacomba e datata da un’iscrizione, presente all’ingresso, (AD MCX) riferibile all’anno di costruzione. La chiesa, orientata ad E, è composta da due vani absidali paralleli ed un altro perpendicolare e va ad incastrarsi nella parte più interna della cavità naturale; presenta un ciclo pittorico che svolge i temi dell’Incarnazione (Annunciazione, Visitazione, Natività, Annuncio ai pastori e Adorazione dei Magi) e della Passione (Crocifissione con i dolenti) arricchiti dalla rappresentazione di Davide e Salomone e i Profeti (Vecchio Testamento). Questa commistione di temi, svolti con scioltezza ed una conoscenza approfondita del ductus bizantino, riconducono la produzione, secondo lo studioso Antonio Braca che si è occupato del ciclo pittorico, all’ambiente benedettino. 

Al di sopra della chiesa fu costruita, sicuramente dopo il 1100, una cappella con abside a N e accesso dalla chiesa stessa. Questa cappella, dedicata a S. Nicola, presenta un ciclo di affreschi riferiti a questo santo. Nell’abside è riprodotta la Madonna affiancata da S. Nicola e S. Paolino e sulla parete S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista. Sui lati lunghi, invece, si possono ancora parzialmente leggere le storie della vita di S. Nicola (il santo che salva tre innocenti dalla decapitazione, il santo che appare in sogno all’imperatore Costantino e al governatore Ablavio per liberare tre soldati imprigionati ingiustamente, il santo che libera i marinai dalla tempesta). Nella fascia superiore la solita teoria dei Santi serve a campire di colore tutta la superficie disponibile, mentre successivamente in un riquadro fu dipinta una scena di due pavoni che bevono ad una coppa. 

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Cafè Marcel

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Pellegrinaggio al monte Avvocata e musica popolare

Il lunedì successivo alla Pentecoste si svolge un pellegrinaggio presso il Santuario dell’Avvocata. La caratteristica pregnante di questo pellegrinaggio sono i canti al ritmo delle tammorre.

Questi canti meritano una particolare menzione in quanto sono vere e proprie gemme del folclore locale; beni culturali da preservare alla memoria dei posteri e che la tradizione popolare è riuscita a far pervenire, per trasposizione orale, fino a noi.

Tra questi ve ne sono due che ora troviamo incisi sui dischi grazie all’ope ra del maestro Roberto De Simone. Negli anni ‘70 – ’80 egli rac colse, registrò, elaborò ed adattò alle esigenze musicali della Nuova Compagnia di Canto Popolare, due opere: la famosa villanella “vurria addiventare suricillo”, che troviamo nella raccolta dal titolo “Villanelle” e la tradizionale e folcloristica “Ballata e canto dedicato alla Madonna dell’Avvocata” che si può trovare nella raccolta “Canti e tradizioni popolari in Campania”.

In quest’ultimo canto, una classica “tammurriata”, si avverte con forza la simbiosi del profano col sacro. Il canto fonde insieme semplicità, spontaneità e genuinità del linguaggio popolare.

Molto rinomata e di grande espressione musicale e sociale la tammurriata è  diffusa non solo in Costiera Amalfitana bensì in tutta la Campania. Ha origini molto antiche e veniva e tuttora viene realizzata dal popolo “cafone”, contadino. Tale espressione musicale è legata a momenti ritualizzati della collettività e nella fattispecie alla sacralità devozionale rivolta alle tante Madonne campane e a Sant’Anna. 

Questo ballo non si insegna nelle scuole ma si impara solo con la pratica e grazie alla disponibilità degli anziani, disponibili a diventare insegnanti. 

Oggi I Discede, un affermato gruppo di musica popolare di Maiori, preserva e ripropone questo importante filone di musica  popolare. ” I ragazzi dei Discede e della tammurriata di Maiori , figli dei maestri e maestri essi stessi di una tradizione arcaica e incontaminata, parlano e dicono cose nuove, spunti di pensiero che collegano le rime classiche delle filastrocche popolari con parole ed immagini del presente.” ( Eugenio Bennato).

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B&B Castiavano

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Fermata SITA 01

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Polizia Municipale

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Fermata SITA 08

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Casa Conforti