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#S2 – Da Maiori a Erchie

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q) Quadro La Madonna del Rosario

Dipinto su tavola (cm. 200 x 120) su un altare di marmi policromi, opera della Bottega dei D’Amato (Giovannàngelo, i figli GiovannAntonio, Giuseppe, Donato e Francesco, e il fratello Lorenzo), raffigurante la Madonna con il bambino, e i Santi Domenico e Caterina, ed altri personaggi e santi domenicani, divisi tra maschi e femmine, che ricevono il rosario.

Altare di patronato, prima, della Famiglia Citarella (restauro 1745) e, poi, del Capitolo della Collegiata.

Nelle nicchie ai lati dell’altare vi sono rispettivamente, le statue della Madonna del Rosario con Bambino a sinistra e, Sant’Emiddio a destra.

Entrambe di fattura del XIX sec.

 

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3) Maiori durante la Repubblica Amalfitana

È opinione consolidata che la Repubblica Amalfitana sia nata tra l’830 e l’840, anche se il Cerasuoli pospone tale nascita all’872 con l’elezione del primo Doge, anteponendovi la costituzione nell’842 di una confederazione degli Stati Amalfitani.

Nei secoli IX e X la Repubblica Amalfitana visse il periodo di più grande splendore e, al di là delle irreali ipotesi agiografiche dello storico M. Camera circa una popolazione complessiva del Ducato di mezzo milione di abitanti, “.. la vetusta celebrità amalfitana non derivò dalla fantasticata topografia, né la grandezza di Amalfi consistette nell’iperbolico numero dei suoi abitanti; chè bensì l’uno e l’altra furono parto di sagacia, di bravura, di ingegno dei popoli costituiti nell’amalfitana confederazione “ (F. Cerasuoli).

Che il Ducato nascesse da una confederazione è dimostrato anche dalla rappresentanza che ogni città portava in seno al nuovo stato: Amalfi capitale e sede del governo e dell’episcopato, Atrani sede della Dieta dove veniva nominato il Doge (nell’attuale chiesa del Salvatore), Positano sede di una scuola nautica, Minori di arsenali; infine Maiori fu sede di numerosi arsenali e dell’Ammiragliato, nonché della Dogana e del Fondaco del sale.

Ogni città dovette rinforzare le proprie fortificazioni ed è in questo periodo che a Maiori venne costruito un potente baluardo fortificato detto, dal nome di un’antica chiesa , di San Sebastiano di cui ancora oggi i possono apprezzare alcune vestigia. Questa poderosa opera fortificata era aperta verso la spiaggia con tre porte e davanti vi era un grande fossato collegato con le porte mediante ponti levatoi.

Una seconda linea difensiva era costituita da tre torri cardinali e una serie di torri intermedie che dal fortilizio si portavano fino a Ponte Primario. Nell’ambito di questa seconda linea di difesa, infine, fu costruito sul colle che domina da nord tutta la vallata un grande castello, che prese il nome di San Nicola di Thoro-plano, e che è tuttora esistente nella sua struttura perimetrale con le sue torri, caserme, cisterne.

Un altro fortilizio venne costruito su un grosso promontorio collinoso e chiamato Rocca Sant’Angelo di cui nulla rimane perché oggi al suo posto c’è il monumentale Santuario dedicato a Santa Maria a Mare.

In quello che oggi è il rione Santa Tecla nacquero gli arsenali e nei pressi dell’attuale via Barche a Vela (borgo Santa Sofia) vi erano il Palazzo dell’Ammiragliato, le dogane e il Fondaco del sale.

In questo periodo di splendore per tutto il Ducato amalfitano, i borghi di Santa Tecla e Santa Sofia arrivarono ad una totale saturazione demografica e da essi nacquero due comunità, che separandosi diedero luogo, ad est lungo la costa maiorese, al villaggio di Salicerchie e, ad oriente di Maiori, al villaggio di Erchie, oltre Capo d’Orso.

Negli arsenali repubblicani di Maiori sarebbe stato dato per la prima volta il nome di Tramontana al vento freddo spirante dal Nord, dalla valle del limitrofo comune di Tramonti. Per secoli questo nome fu dipinto sulla Rosa dei Venti dagli amalfitani a cui è data la paternità della bussola. Gli arsenali di Maiori continuarono la loro attività anche dopo la caduta della Repubblica amalfitana e costruirono navi anche per il reame di Napoli.

 

 

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Eldorado

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Pasticceria Napoli

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Casa dell’ acqua

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Fiordo di Furore (Borgo Marinaro) – Furore

Il Fiordo di Furore è da molti definito un angolo di Norvegia tagliato nella roccia del Mediterraneo.

Questa piccola insenatura, che ospita un piccolo borgo marinaro recentemente restaurato con il recupero le antiche strutture in aree museali, rappresenta un quadro pittoresco di rara bellezza, incorniciato da pareti a falesia verdeggianti di boschi e intervallato da aree terrazzate. Nel limite marino è presente una spiaggetta ciottolosa, incorniciata dalle scoscese pareti del vallone e sormontata dal ponte della strada statale che taglia la stretta gola. Dalla parte alta del borgo, detto anche il “paese dipinto”, per i murales allestiti un po’ dovunque, e il “paese che non c’è”; a sottolinaere la sua struttura in frazioni.

E’ possibile giungere in questo angolo incontaminato attraverso una scalinatella che diviene un tutt’uno con le rocce e i terrazzamenti.

L’area presenta un grande interesse naturalistico e nel Vallone di Furore si rilevano diverse formazioni vegetazionali, quali boschi e macchie termofile, lembi forestali ripariali, boschi misti di latifoglie (nella parte più alta del vallone), formazioni di macchia ad Erica arborea, ampelodesmeti, garighe e interessanti comunità rupicole (soprattutto nella parte più vicina a mare).

A Furore sono presenti diversi sentieri, resi ancora più affascinanti dai loro nomi fantasiosi, tra cui il sentiero dell’Amore, quello di Abu Tabela, dei Nidi di corvo e dei Pipistrelli impazziti. Esistono due sentieri che partono dalla base del fiordo, uno per ogni suo lato, ed inoltre è presente anche un sentiero molto bello che parte dalla località il Pino che però si consiglia di non fare durante l’inverno in quanto occorre attraversare il torrente Schiatro (che d’inverno può essere in piena).

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Bar del Corso

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Geljada

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L’ Ancora