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Scavi archelogici di Pompei

Gli scavi archeologici di Pompei hanno restituito i resti dell’antica città di Pompei antica, presso la collina di Civita, alle porte della moderna Pompei, seppellita sotto una coltre di ceneri e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 79, insieme ad Ercolano, Stabiae ed Oplonti.

I ritrovamenti a seguito degli scavi, iniziati per volere di Carlo III di Borbone, sono una delle migliori testimonianze della vita romana, nonché la città meglio conservata di quell’epoca; la maggior parte dei reperti recuperati (oltre a semplici suppellettili di uso quotidiano anche affreschi, mosaici e statue), è oggi conservata al museo archeologico nazionale di Napoli ed in piccola quantità nell’Antiquarium di Pompei, attualmente chiuso: proprio la notevole quantità di reperti è stata utile per far comprendere gli usi, i costumi, le abitudini alimentari e l’arte della vita di oltre due millenni fa.

Il sito di Pompei, che nel primo decennio del nuovo millennio è stato visitato costantemente da oltre due milioni di persone all’anno, è risultato essere nel 2013 il secondo sito italiano per numero di visitatori. Nel 1997, per preservarne l’integrità e sottolinearne l’importanza, le rovine,sono entrate a far parte della lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

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b) Altare maggiore e Statua di S. Maria a Mare

La tradizione vuole che nei primi anni del 1200 una nave, che proveniva dall’Oriente, nell’attraversare il nostro golfo, fu sorpresa da una furiosa tempesta.

I marinai, per evitare il naufragio, pensarono di alleggerire il carico, gettando in mare parte della merce e alcune balle di cotone.  

Dopo qualche giorno, alcuni pescatori maioresi rinvenirono nelle reti una balla contenente una bellissima Statua in legno della Madonna col Bambino, perfettamente intatta.

La notizia si sparse nel paese,tutti accorsero alla spiaggia, e tra inni e canti, accompagnarono l’immagine sacra nella chiesa di San Michele Arcangelo. In seguito i maioresi dedicarono la rocca e la chiesa a Santa Maria a Mare.

Nel 1494, durante alcuni lavori di restauro, la sera del 4 agosto, la statua, che era posta su un altare laterale, fu rinvenuta sull’altare maggiore, circondata da un alone luminoso. In quella circostanza avvennero diverse guarigioni.

Nel 1544, il 26 di giugno, la costa di Amalfi, minacciata dalla flotta saracena,  fu liberata da una imperiosa tempesta.

L’evento fu interpretato come miracolo operato da Santa Maria a Mare, alla quale i maioresi si erano rivolti con fiduciosa preghiera.

Il 13 agosto 1769, l’antica statua fu insignita e incoronata con corone di oro dal Capitolo Vaticano.

Il 21 aprile 2004 la statua fu insignita, a Roma, di una rosa d’oro dal papa Giovanni Paolo II.

Due sono le feste che si celebrano in onore della Patrona Santa Maria a Mare: la prima al 15 di agosto, Solennità dell’Assunzione , preceduta dalla novena, che inizia il 5 di agosto, giorno dell’alzata del Panno; e la seconda nella terza domenica di novembre, quando si fa  memoria del Patrocinio di Santa Maria a Mare.

L’altare conciliare e l’ambone sono stati costruiti in ricordo del giubileo parrocchiale 2005. Il pannello frontale dell’altare, custodito per anni in sacrestia, faceva parte dell’altare della Cripta, tolto per essere sostituito dal vetro, dopo la deposizione del corpo di San Clemente Martire.

 

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#S3 – Al castello

Castello di San Nicola de Thoro plano

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Terrazzamenti

Maiori presenta una buona percentuale di aree terrazzate soprattutto in vicinanza del centro abitato. Ad Ovest e ad Est del nucleo urbano, infatti, numerosi terrazzamenti accolgono coltivazioni di limoni, che antecedentemente all’alluvione del 1954, si estendevano fino al mare.

I terrazzi sono ben tenuti e hanno una buona esposizione al sole  la cui attività di soleggiamento è molto estesa nel tempo.

Ad Est, le aree terrazzate soprattutto nella zona più alta accolgono anche vitigni e numerose sono le case coloniche che testimoniano l’attività intensiva agricola di un tempo. Soprattutto in località Cicerali è interessante notare come l’estensione dei terrazzamenti sia bloccata in alto dal tracciato della pedonale che conduceva alla montagna. Al di sotto della strada, infatti ci sono terrazzamenti, al di sopra bosco. A giro poggio è coltivata tutta l’area in loc. Montecorvo, che è stata interessata da una grande attività di restauro delle aree terrazzate anche se non si è ancora proceduto alla piantumazione di coltivazioni. Si possono notare anche alcune aree a coltivazione d’orto. Questa zona è attraversata dall’antica strada che conduceva in località Catacombe (la zona di S. Maria dell’Olearia) e poi a Capo d’orso. Qui è possibile vedere tutte le strutture che servivano per l’attività agricola: case coloniche, peschiere e macere.

Le aree terrazzate ad Ovest si possono attraversare percorrendo la strada che sale dalla zona della Collegiata di S. Maria a mare e che si congiunge con Via Torre a Minori. La pedonale molto panoramica apre visuali interessanti su entrambi gli abitati costieri, La zona ad E, invece, può essere visitata percorrendo Via Casale dei Cicerali, che più in alto diventa un sentiero che si inoltra nella montagna o Via Montecorvo che percorre la stessa zona ma ad una quota più bassa.

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Chiesa delle Clarisse

Il convento sorse nel 1520, per volontà testamentaria del medico Luca Staibano, e venne dedicato a Santa Chiara; si estinse nel secolo scorso a seguito delle leggi napoleoniche.

E’ attualmente occupato dalla Suore Domenicane di Pompei.

La chiesa è dedicata al culto di Santa Maria di Costantinopoli e possiede pregievoli dipinti.

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Hotel Residence San Pietro

Hotel a 4 stelle

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02. Scheda Palazzo Mezzacapo

Il palazzo fu dagli eredi di Giacomo Lanario, morto nel 1551, poi ceduto alla famiglia Mezzacapo (de Mediocapite), originaria di Minori ma trasferitasi a Maiori nella prima metà del Quattrocento, che provvide a ristrutturarlo in più riprese. Nel 1583 il nuovo proprietario del palazzo Giovanni Antonio Mezzacapo e il nobiluomo Giovan Francesco Citarella appaltavano al cavese Giovannantonio Salsano la costruzione di un ponte sul fiume Reginna che doveva unire le piazze antistanti i due palazzi dirimpettai. (Società Napoletana di Storia Patria, Manoscritti Staibano, c. 570).

La famiglia, già ricca per i vasti commerci di legna e carbone che aveva saputo mettere in piedi sostenendoli con una intensa attività creditizia, afferma il proprio prestigio aristocratico nel XVII secolo, grazie ai ripetuti matrimoni con gentildonne appartenenti alle famiglie d’Afflitto, d’Andrea, Bonito: aggregata alla Nobiltà di Scala nel 1657, a quella di Amalfi nel 1582, ricevuta per giustizia nell’Ordine di Malta dal 1708 con frà Filippo Mezzacapo, primo della famiglia a vestire l’abito di cavaliere di Malta, riconosciuta nel 1847 nella sua antica nobiltà per le prove di ammissione nelle Regie Guardie del Corpo, decorata dal 1788 del titolo di Marchesi di Monterosso, per rinnovazione della prima concessione del 1704, in favore della nobile famiglia Banner y Beck. Per accrescere ulterioremente il proprio prestigio prende sotto particolare protezione i monaci camaldolesi dell’eremo dell’Avvocata e riserva loro un piccolo appartamento del palazzo che fu detto “quarto dei frati”.

A Gaetano Mezzacapo, sposo della marchesa Marianna Pepoli di Castiglione, si deve la sistemazione e decorazione attuale del palazzo nelle forme settecentesche destinate a coprire le severe forme cinquecentesche che ancora a metà del secolo distinguevano la costruzione.

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Ristorante Mario e Maria

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Ristorante La Vela

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Ristorante Le Terrazze