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07. Coppia di calici di Biagio Giordano

Semplici nella loro elegante sobrietà i due calici costituiscono un pendant di rara  finezza e raffinata stilizzazione.

Il gioco delle superfici e delle nervature è quanto mai lieve e propone una ornamentazione quadrilobata sul piede, sul nodo e a rovescio sul sottocoppa.

Le coppe sono dorate come le due patene che completano la coppia.

L’autore è Biagio Giordano, famoso argentiere napoletano, che fu eletto Console nel 1774 e nel 1790.

Sui due calici sono impressi il bollo BG, proprio quello dell’artefice, il marchio dell’Arte NAP 77.., che, essendo ripetuto due volte, ci fa supporre che il Giordano fosse Console anche nell’anno della realizzazione dei calici.

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Scheda dettagliata 5/6

La piccola chiesa  ha subito chiaramente notevoli rifacimenti nel corso dei secoli. E’ costituita da un ambiente monoabsidato, coperto da una volta a crociera, e da altri due spazi con volta a botte. Il primo, che funge da nartece, comunica con lo spazio principale attraverso una grande arcata; il secondo,  si collega alla navata centrale, attraverso due archi sostenuti da una colonna con capitello di spoglio.

Il secondo ciclo di affreschi deve il grave degrado all’alto tasso di umidità presente nella grotta e in buona parte allo sciagurato intervento di scialbatura ordinato nel 1602 dall’arcivescovo Giulio Rossini, rimosso negli anni Ottanta dalla Soprintendenza BAAAS di Salerno.

La realizzazione della cappella esprime l’evoluzione del sito verso una forma più organizzata in senso monastico da collocarsi successivamente al 1087, cioè quando l’eremo venne concesso dal Duca Ruggero Borsa a Pietro Pappacarbone, abate del monastero benedettino della SS. Trinità di Cava de’ Tirreni.

L’epigrafe dipinta sulla sua facciata, A.D. M.C.X., (figura 12) sembra indicare l’anno della sua edificazione e con ogni probabilità dei dipinti che ne rivestono la volta e buona parte delle pareti. Nella navata meridionale, il ciclo di affreschi medievali, con scene cristologiche dell’Incarnazione e le figure di Santi del registro inferiore, convive con le decorazioni e le figure cinquecentesche dell’abside.  Quest’ultima, infatti, è occupata dalle figure di due angeli musici nella parte più alta della calotta, mentre in  basso il dipinto è quasi del tutto scomparso.  Ancora esistente, a testimonianza di questa fase tarda, è la decorazione dell’arco con motivi  “a grottesca” e la figura di un santo monaco sul lato meridionale.

Le scene che compongono il ciclo di affreschi più antico sono attinte da repertori bizantini, ma presentano una chiara impronta culturale campano-laziale, vicina  alla  coeva produzione degli Exultet.

Nella volta figura al centro un clipeo, che in origine probabilmente conteneva il busto di Cristo Pantocratore, ora del tutto perduto, sostenuto da quattro angeli a figura intera; i quattro restanti settori sono occupati da angeli a mezzo busto alternati ai simboli degli Evangelisti. Sotto ciascuno dei simboli è raffigurata una ruota da cui fuoriescono le fiamme, identificabili come le ruote e le fiamme descritte nella visione di Ezechiele.

Nei quattro angoli che connettono le pareti con la volta, all’interno di cornici cruciformi, sono inserite le figure a mezzobusto dei Profeti del Vecchio Testamento.

Scene narrative dell’Infanzia di Gesù Cristo occupano la maggior parte dei muri: l’Annunciazione, la Visitazione ed una frammentaria Presentazione al Tempio compaiono sulla parete meridionale, mentre su quella occidentale sono rappresentate la Natività, l’Annuncio ai pastori e la Lavanda del Bambino; molto frammentario è ciò che resta dell’Adorazione dei Magi della parete settentrionale. Sotto le scene narrative, su ciascuna parete, sono raffigurati tre santi: uno in piedi con il rotolo svolto; sull’angolo opposto una figura di monaco con la tonsura ed infine una santa monaca con un libro in mano.

Chiaramente afferente allo stesso ciclo decorativo è la frammentaria Crocifissione, raffigurata nella curvatura della volta nello spazio indicato come nartece, dove presumibilmente vi erano dipinti gli episodi della Passione.

Sulla stessa parete in basso si staglia la figura di un santo tonsurato riferibile al secolo XV. 

Lina Sabino , continua …

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Hotel La Residenza

Hotel a 3 stelle

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q) Quadro Andata al Calvario

Dipinto su tavola (cm 200 x 120) su un altare di marmi policromi, da attribuire, a Giovannàngelo D’Amato (1583), raffigurante la caduta di Gesù sotto la croce e la Veronica con il volto di Cristo riprodotto su un panno.

Il quadro è riportato nella Visita Pastorale del 1651 dell’Arcivescovo di Amalfi Monsignot Stefano Quaranta.

All’origine di patronato della Famiglia Lanario e, poi, degli Aurisicchio (1709).

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La Casa d’A…mare

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Fermata SITA 13

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#S4 – Al Santuario dell’Avvocata

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Fermata SITA 09

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#S1 – Da Erchie a Maiori

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q) Quadro La Madonna de La Salette o di Maggio

Dipinto ad olio su tela (cm 230 x 120) su un altare di marmo bianco decorato con un listello a greca di marmo nero.

Firmato e datato Capone figlio 1870.

Raffigurante la Madonna, che apparve nel 1846 a La Salette, in Francia, a due pastorelli e che, qui, nel quadro, riceve l’omaggio floreale da tre bambini, di cui uno nascosto nel cespuglio.