Maiori ha avuto due momenti importanti nell’arte pittorica: il primo a cavallo tra il XVI e XVII secolo, il secondo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
Il primo periodo, caratterizzato dall’arte sacra, ebbe uno sviluppo che seguì l’evoluzione della massima espressione artistica del tempo, denominata “manierismo”, di prevalente carattere decorativo cui faceva da cornice la narrativa biblica o quella agiografica dei santi.
Di questa scuola, che nel napoletano faceva capo a G. Battista Lama e al Buono, troviamo in Maiori riscontro nella pratica pittorica di Giovannàngelo o Giovannàniello D’Amato e dei figli Francesco, Donato e Giovannàntonio. E fu proprio quest’ultimo che, dimostrando più spiccata personalità artistica, subentrò al genitore nella direzione della bottega.
La bottega dei D’Amato, che lasciò nelle chiese di Napoli e della costiera le testimonianze della propria pregevole arte, raggiunse in poco tempo tale fama da essere considerata una delle più attive di questo periodo, ritenuto il secolo d’oro della pittura napoletana.
Infatti la bottega dei D’Amato può essere considerata autrice di quelle opere conservate a Maiori che la critica d’arte e, in particolare, la Soprintendenza alle Belle Arti attribuisce alla scuola locale del XVII secolo.
Infatti, con il dovuto beneficio dell’inventario, si attribuiscono alla bottega dei D’Amato, in Collegiata, la tavola raffigurante la Madonna del Rosario (3o altare navata destra), la Madonna dell’Avvocata (quarto altare navata destra), l’Annunciazione (secondo altare navata sinistra), l’andata al Calvario (secondo altare navata destra), la Madonna della Cintura (altare della crociera di destra); infine, con qualche dubbio in più, quattro delle sei tele che si trovano in alto nella navata centrale attribuite ad artisti locali ignoti.




